La barzelletta del monaco silenzioso che parla solo 6 parole in 3 anni fa sbellicare dalle risate

La risata è una delle funzioni più misteriose e affascinanti del cervello umano. Gli scienziati la definiscono una risposta neurofisiologica a stimoli cognitivi ed emotivi: in parole povere, ridiamo perché il nostro cervello percepisce un’incongruenza tra ciò che si aspetta e ciò che accade. Non siamo soli in questo: anche i ratti, i scimpanzé e i gorilla emettono suoni simili alla risata durante il gioco. Ma solo noi umani ridiamo delle barzellette (per fortuna, altrimenti i comici avrebbero un pubblico molto più peloso). Nella storia, l’approccio all’umorismo è cambiato radicalmente: gli Antichi Romani, per esempio, adoravano l’ironia sui nuovi ricchi, sui politici corrotti e sulle stranezze dei barbari. Marziale e Giovenale costruirono intere carriere satiriche su questi temi. Nel Medioevo invece la risata era guardata con sospetto dalla Chiesa — ridere troppo era quasi peccato. Oggi, fortunatamente, ci siamo evoluti.

La Barzelletta del Giorno

Un giorno frate John decise di ritirarsi nel Monastero del Silenzio. Il Superiore lo accolse con queste parole: «Fratello, qui sei il benvenuto. Puoi rimanere finché vuoi, ma non devi parlare finché non te ne darò io il permesso».

Frate John visse nel monastero un anno intero prima che il Superiore lo convocasse:

«Fratello, sei qui da un anno ormai. Puoi dire due parole».

Frate John aprì la bocca e disse: «Letto duro».

«Mi dispiace sentirti dire ciò» rispose il Superiore. «Ti daremo subito un letto migliore».

L’anno seguente, frate John fu nuovamente convocato:

«Oggi puoi dire altre due parole, fratello».

«Cibo freddo» disse frate John, e il Superiore gli promise che in futuro il vitto sarebbe migliorato.

Al suo terzo anniversario al monastero, il Superiore lo chiamò ancora nel suo ufficio:

«Puoi dire due parole, oggi».

«Vado via» disse frate John.

«È meglio» — commentò il Superiore — «Da quando sei qui non hai fatto altro che lamentarti!»

Perché Fa Ridere?

Il meccanismo comico si basa su un classico colpo di scena finale. Per tre anni il lettore segue frate John come una vittima silenziosa e sofferente, incapace di protestare. Il Superiore sembra compassionevole, pronto a rimediare ad ogni disagio. Ma nell’ultima battuta si rivela la verità: il Superiore ha interpretato quelle sei parole in tre anni come un fiume inarrestabile di lamentele, quando in realtà frate John aveva a malapena aperto bocca. L’incongruenza tra la percezione del Superiore e la realtà oggettiva — tre anni di quasi totale silenzio — è il motore della risata. Un perfetto esempio di umorismo da contrasto, dove la comicità nasce non da ciò che viene detto, ma da come viene interpretato.

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