Quando scopriamo che il nostro partner ci ha tradito, la prima domanda che ci assale è sempre la stessa: perché? E se quel tradimento non è un episodio isolato ma parte di uno schema ricorrente, la questione si complica ulteriormente. Il tradimento seriale non è semplicemente una questione di scarsa moralità o mancanza di autocontrollo, come spesso si pensa. La ricerca psicologica degli ultimi anni ha rivelato che dietro questo comportamento si nascondono meccanismi molto più profondi e articolati.
La psicologia dietro chi tradisce ripetutamente
Uno studio pubblicato sugli Archives of Sexual Behavior ha dimostrato che chi tradisce una volta ha tre volte più probabilità di tradire nuovamente rispetto a chi non lo ha mai fatto. Non si tratta solo di abitudine, ma di veri e propri pattern psicologici radicati nella personalità e nelle esperienze di vita. I ricercatori hanno identificato diversi fattori che predispongono al tradimento ripetuto, e sorprendentemente molti affondano le radici nell’infanzia.
La teoria dell’attaccamento offre una chiave di lettura illuminante. Le persone con uno stile di attaccamento evitante, sviluppato spesso durante i primi anni di vita in risposta a figure genitoriali emotivamente distanti, tendono a mantenere una certa distanza emotiva anche nelle relazioni adulte. Il tradimento diventa così un modo inconscio per sabotare l’intimità quando questa diventa troppo intensa o minacciosa.
Il ruolo della regolazione emotiva
Chi tradisce serialmente presenta spesso difficoltà significative nella gestione delle emozioni. Ansia, noia, rabbia o senso di vuoto diventano insopportabili e richiedono una via di fuga immediata. L’infedeltà rappresenta una sorta di automedicazione emotiva, un modo disfunzionale per gestire stati d’animo che non si è imparato a elaborare in modo sano.
Secondo le ricerche condotte presso l’Università del Tennessee, le persone con bassi livelli di autoregolazione emotiva mostrano una propensione significativamente maggiore all’infedeltà ripetuta. Non è tanto la ricerca del piacere fisico quanto il tentativo di sedare un disagio interno che diventa insostenibile.
La caccia alla validazione esterna
Un altro elemento cruciale emerso dagli studi sul tradimento seriale riguarda l’autostima. Paradossalmente, chi tradisce ripetutamente spesso non ha un’autostima particolarmente alta, ma piuttosto fragile e dipendente dal riconoscimento esterno. Ogni nuova conquista rappresenta una conferma temporanea del proprio valore, una dose di autostima che però si esaurisce velocemente, richiedendo nuove conferme.
La ricercatrice Kayla Knopp ha documentato come questo meccanismo crei un vero e proprio circolo vizioso: più si cerca validazione all’esterno della coppia, meno si investe nella relazione principale, che si svuota progressivamente di significato emotivo. A quel punto, tradire diventa sempre più facile perché il legame è già stato eroso dall’interno.
Tratti di personalità e narcisismo
Non possiamo ignorare il ruolo di certi tratti di personalità nel tradimento ripetuto. Il narcisismo, in particolare, emerge con una certa frequenza nei profili di chi tradisce serialmente. La sensazione di avere diritto a più di quanto la relazione offre, la mancanza di empatia verso il dolore del partner e il bisogno costante di ammirazione creano il terreno fertile per l’infedeltà cronica.
Uno studio del 2017 pubblicato sul Journal of Sex Research ha evidenziato come i punteggi elevati nella scala del narcisismo grandioso correlino significativamente con comportamenti di tradimento ripetuto. Queste persone percepiscono le relazioni come palcoscenici dove recitare piuttosto che come spazi di autenticità condivisa.
Si può cambiare davvero?
La domanda che tutti si pongono quando si confrontano con un partner dal passato infedele è: può veramente cambiare? La risposta degli esperti è complessa. Il cambiamento è possibile, ma richiede un lavoro psicologico profondo, non semplici promesse o buone intenzioni. È necessario che la persona riconosca i meccanismi sottostanti al proprio comportamento e sia disposta a lavorarci, spesso con l’aiuto di un professionista.
La terapia cognitivo-comportamentale e quella focalizzata sull’attaccamento hanno mostrato risultati promettenti nel modificare questi schemi. Tuttavia, il processo richiede tempo, motivazione genuina e una profonda onestà con se stessi. Senza questi elementi, il rischio di ricaduta rimane elevato.
Riconoscere i segnali per proteggere se stessi
Comprendere la psicologia del tradimento seriale non significa giustificarlo, ma aiuta a prendere decisioni più consapevoli. Se vi trovate in una relazione con qualcuno che ha tradito ripetutamente, è fondamentale valutare non solo le parole ma i comportamenti concreti. Il vero cambiamento si vede nell’impegno costante, nella trasparenza, nella disponibilità a lavorare su di sé.
Allo stesso tempo, chi riconosce in sé questi schemi ha la responsabilità di affrontarli prima di causare ulteriore dolore. La consapevolezza è il primo passo verso la trasformazione, ma deve essere seguita da azioni concrete e dal coraggio di guardare dentro se stessi senza scuse.
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