La barzelletta del bambino che aggira Dio con i biscotti ti farà ridere fino alle lacrime

Ridere è una delle poche cose che gli esseri umani fanno senza aver bisogno di un manuale di istruzioni. Ma perché ridiamo? La scienza parla di “incongruenza cognitiva”: il cervello percepisce uno scarto tra ciò che si aspetta e ciò che invece accade, e la risata è la valvola di sfogo. Non siamo soli in questa stranezza: anche i ratti, gli scimpanzé e i cani producono suoni assimilabili alla risata durante il gioco. Certo, difficile immaginare uno scimpanzé che apprezza una barzelletta sulla suora, ma tant’è. Nella storia, l’umorismo ha assunto forme molto diverse: gli Antichi Romani, per esempio, erano ghiotti di battute sui mores altrui, sui politici corrotti e — immancabilmente — sulle mogli. Il Philogelos, una raccolta greca di barzellette del IV secolo d.C., dimostra che già allora si rideva di medici incompetenti e studenti spocchiosi. Insomma, il bersaglio cambia, l’istinto resta.

La barzelletta

In una scuola cattolica, durante la ricreazione, una suora porta in classe un bel cesto di mele. Sopra appoggia un bigliettino scritto a mano: “PRENDI UNA SOLA MELA: DIO TI GUARDA!”

Poco dopo, un’altra suora entra con un sacchetto di biscotti e lo lascia sul tavolo senza alcun avviso.

Un bambino legge il bigliettino, ci pensa su due secondi, poi si gira verso i compagni e annuncia con la sicurezza di un piccolo avvocato:

«Ragazzi, i biscotti li possiamo prendere quanti vogliamo. Tanto Dio sta guardando le mele!»

Perché fa ridere

Il meccanismo comico qui è chirurgico. Il bambino non infrange la regola: la aggira con una logica ineccepibile. Se l’onniscienza divina è occupata a sorvegliare le mele, il campo biscotti è tecnicamente libero. È la stessa struttura mentale che, crescendo, porta a scovare scappatoie nei contratti. La cosa che fa davvero ridere — e che rende questa barzelletta senza tempo — è che il bambino ha ragione. E questo, più di tutto il resto, è scomodo.

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